Il Mercato Coperto

La mansio di Cattolica: l'area archeologica della ex Piazza del Mercato Ortofrutticolo.

Lo scavo archeologico della ex Piazza del Mercato Ortofrutticolo è stato condotto dalla Soprintendenza Archeologica dell'Emilia-Romagna nel 1966; i resti murari coincidenti con circa metà dell'intera area di intervento sono ancora visibili e, su richiesta, visitabili e sono ubicati in Via Carlo Marx. Gli scavi recenti (2000, 2004 e 2010) in un'area limitrofa e probabilmente da ricollegarsi, strutturalmente e funzionalmente, alle fondazioni venute alla luce nel '66, hanno confermato almeno due e forse tre fasi di vita dell'edificio, quali la nascita del sito in età augustea, alcune modifiche e restauri nella media età imperiale romana, poi il declino e un parziale abbandono alla fine del III sec. d.C.; è indubbia inoltre la prevalenza di spazi e strutture, specialmente nella prima fase di vita, di tipo utilitaristico e funzionale, più che residenziale: gran quantità di vasche per acqua, canalette e condotte idriche, costante necessità di drenaggio dei muri e delle fondazioni, con l'ausilio di colli di anfora inseriti nel paramento murario.

Risulta pertanto difficile riconoscere in questi resti una semplice abitazione privata, prevalendo in essi gli aspetti commerciali e, forse, artigianali; l'ipotesi avanzata, sebbene non definitiva, è che siamo in presenza di una mansio, di una struttura cioè attrezzata per la sosta e il ristoro di uomini e di animali durante il viaggio, che nell'antichità era estremamente lento. Poste ad una distanza l'una dall'altra non superiore ad una giornata di viaggio (tra 20 e 30 miglia), le mansiones potevano avere annesso un impianto termale, uno spaccio e qualche bottega, sviluppando così un potenziale di aggregazione capace di attirare attività commerciali e di dare vita, col tempo, a piccoli centri abitati, come forse è accaduto nel sito dell'attuale Cattolica. Strutturalmente, la mansio aveva cortili o spazi aperti accessibili all'occorrenza anche a carri e ad animali, e ancora stalle, una taberna dove bere e mangiare e, talvolta, una stanza in grado di garantire anche il pernottamento.

Le stesse caratteristiche dei reperti rinvenuti, le forme dei vasi più ricorrenti, le nette differenze rispetto all'altro sito indagato (Casa Filippini – De Nicolò) rafforzano l'ipotesi che si trattasse di uno spazio dedicato all'accoglienza e alla ospitalità. Nel 1996, all'interno della stessa area archeologica, è stato svuotato un pozzo di età romana, al cui scavo hanno concorso archeologi, speleologi e subacquei; l'analisi del riempimento ha confermato la vita del sito fino alla seconda metà del III sec. d.C.

L'area archeologica è visitabile facendone richiesta al Museo della Regina.